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Struttura Semplice di Diagnostica Prenatale - Villocentesi: esecuzione

Viene verificato il gruppo sanguigno e accettato il Consenso informato chiedendo se ci sono cose poco chiare o non capite. Si pone l’attenzione sul fatto che la paziente abbia compreso la percentuale del rischio insito nella procedura stessa, che in letteratura risulta in un incremento del rischio di aborto dopo villocentesi pari all’1% (1:100). Se eseguita dopo la 9° settimana compiuta non comporta aumento del rischio di anomalie agli arti.
Viene verificato se esistano dati patologici particolari nell’anamnesi della paziente che possano avere attinenza con la procedura (epatite, altre malattie infettive, precedenti aborti, masse pelviche).
Viene eseguita un’ecografia preliminare. Non è necessario un controllo morfologico, ma l’esame non deve essere affrettato.
La valutazione ecografica ha lo scopo di evidenziare:

  • la vitalità del feto
  • l’età gestazionale
  • la posizione e lo spessore del trofoblasto
  • la presenza di una gravidanza gemellare
  • la presenza di evidenti malformazioni.

Terminata l’ecografia, il gel deve essere rimosso con attenzione.
Viene fatto controllare alla paziente l’esattezza del proprio nome scritto sull’etichetta della provetta in cui verrà messo il liquido amniotico prelevato da inviare al Laboratorio di Citogenetica prenatale dell’Ospedale Galliera.
La disinfezione della cute deve essere fatta con Betadine ricordandosi di verificare se la paziente fosse allergica allo iodio. In questo caso utilizzare amuchina.
Dal punto di vista tecnico, il prelievo, eseguito per via transaddominale, sotto controllo ecografico continuo si articola in alcuni tempi della durata complessiva di pochi minuti:

  1. Preparazione di un tavolino sterile su cui appoggiare: coprisonda, gel sterile, bacinella con disinfettante, bacinella con eparina, pinza ad anelli con alcuni batuffoli per la disinfezione della cute, guida per la sonda ecografica, 2 aghi da villocentesi, siringa da 20 cc., raccordo per la siringa.
  2. Esame ecografico per localizzare il trofoblasto e dirigere la linea guida al suo interno.
  3. Disinfezione dell’addome con un antisettico (Betadine).
  4. Copertura dell’addome con telino sterile.
  5. Passaggio dell’eparina attraverso gli aghi, la siringa ed il raccordo della siringa per evitare la formazione di coaguli durante l’esame.
  6. Infissione, mediante guida ecografica e quindi sotto continuo controllo di un sottile ago guida (18Gx150mm.) del diametro di mm 1,3 attraverso la parete addominale fino al raggiungimento del miometrio.
  7. Eestrazione del mandrino dall’ago guida e inserimento dell’ago da prelievo (20Gx200mm) del diametro di mm. 0,9 controllando ecograficamente la sua progressione fino all’interno del trofoblasto.
  8. Estrazione del mandrino dall’ago da prelievo, collegamento dell’ago tramite il raccordo, alla siringa e mediante dei movimenti di andirivieni dell’ago all’interno del trofoblasto si aspirano pochi frustoli di villi coriali (10 - 20 mg.)
  9. Lavaggio dei villi aspirati in terreno di coltura e poi messi in provette sterili.
  10. Estrazione degli aghi e protezione del punto di infissione con cerotto sterile.
  11. Successivo controllo ecografico per valutare il trofoblasto e la vitalità del feto attraverso la valutazione del battito cardiaco fetale.

Le pazienti con Rh negativo devono effettuare la immunoprofilassi anti-D, per la quale è necessario il consenso informato. Le pazienti Rh negative con partner Rh negativo che lo richiedono possono non essere sottoposte ad immunoprofilassi. Tuttavia è consigliabile un colloquio separato con queste pazienti, senza i partner.

 

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